Bambini empatici e responsabili

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Appassionare i bambini, educarli all’empatia e all’emotività, al rispetto, alla dedizione del gioco, al sacrificio della conquista, alla giusta ricompensa morale per il successo ottenuto, alla comprensione dell’insegnamento che scaturisce dalla sconfitta, sono i primi ingredienti che dovremmo usare per cercare di aiutarli a diventare persone complete. Un bambino appassionato sarà sicuramente un giovane e poi un adulto rivoluzionario, nichilisticamente attivo, possessore del fuoco nell’anima, capace di inventare qualsiasi cosa dal nulla. In breve, sarà un divoratore di attimi.

Svilupperà un’intelligenza creativa, sarà acculturato e alla costante ricerca del vero, eviterà di scadere nel banale, sarà capace sempre di stupirsi e di meravigliare le persone che lo circondano. Non dimenticherà mai le sue origini, ma saprà di dover far meglio dei propri avi, non per vanità, ma per sana autostima.

Questo è il lavoro dei genitori, inculcare princìpi e valori, imprimere fiducia nella giovane vita e solcare il cammino verso la totale autonomia della propria creatura.

Negli ultimi tempi impazzano notizie vomitevoli legate alla violenza gratuita, alle risse continue e alla sopraffazione come arma di affermazione sociale. Molti vestono i panni dei benpensanti, tanti puntano il dito contro le istituzioni, nondimeno verso una presunta assenza di intrattenimento, dimenticando colpevolmente o inconsapevolmente che i figli sono il frutto (si spera) dell’amore dei genitori.

Genitori che, in questo caso, sono distratti, impegnati a perseguire l’edonismo e l’apparenza che il consumismo stordente impone come modello sociale, Genitori dalle dubbie qualità etiche e morali e dai quali non sarà mai possibile aspettarsi nulla di buono. Genitori che sono talvolta fautori e spesso propedeutici di cattivi esempi. Come si può fermare l’assuefazione crescente alla violenza e alla superficialità? Alcuni invocano misure draconiane, altri propendono per la militarizzazione in stampo assolutista per la quale abbiamo già pagato un prezzo insopportabile. È stomachevole, strumentale e inutile continuare a incolpare gli altri dei propri fallimenti.

Ritengo che bisogna analizzare le radici profonde del problema, partendo dall’infanzia e dall’educazione degli attuali genitori, e cercare di stabilire se e come i loro comportamenti siano compatibili con un modello educativo che tenga conto di una società profondamente mutata negli ultimi 20 anni. Partendo da questo presupposto, è necessario insegnare ai figli il rispetto, inculcando in loro il senso della responsabilità, e tutti quei valori che ci rendono civili, come la solidarietà, l’amicizia, l’empatia, eliminando al contempo il materialismo come strumenti di compensazione e ricompensa. Sono dell’opinione che questo metodo possa gettare le basi per una nuova società, sostituendo i troppi e deleteri atteggiamenti di protagonismo infantile di una società afflitta anche dalla frenesia e che porta i ragazzi verso l’isolazionismo e all’incapacità di gestire il proprio io, rendendoli nei fatti vulnerabili, vittime, carrnefici ed eternamente disadattati.

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